NUOVA OGGETTIVITA'. L'ARTE AL TEMPO DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR

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La Fondazione Musei Civici di Venezia e il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) dedicano una grande rassegna di alto profilo scientifico alle tendenze artistiche dominanti sotto la Repubblica di Weimar. Circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni di oltre quaranta artisti raccontano le tragiche conseguenze della Prima Guerra Mondiale e gli effetti della rapida modernizzazione della Germania nel primo dopoguerra. La Repubblica di Weimar, che va dal 1919 all'ascesa del regime nazionalsocialista nel 1933, è un esperimento politico, economico e sociale segnato da forti contraddizioni.

Messa a dura prova dalle clausole imposte alla Germania dal Trattato di Versailles e dai tentativi rivoluzionari dell'estrema sinistra e delle forze antidemocratiche, la repubblica tedesca ha vita breve e travagliata. Nel tumulto di questa profonda instabilità, si sviluppa uno straordinario fermento culturale che vede emergere nuove tendenze anti-espressioniste caratterizzate da un realismo crudo e pungente.
Tra i grandi nomi spiccano Otto Dix, George Grosz, Christian Schad, August Sander e Max Beckmann, ma ancor più interessante è la schiera di artisti meno noti al grande pubblico le cui diversità ci restituiscono tutta la complessità di un gruppo eterogeneo che sfugge ogni definizione univoca.
Come spiega Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia: “Indubbiamente la Nuova Oggettività, con i suoi diversi approcci al realismo – talvolta critici o satirici, talvolta freddi e imperturbabili o ammalianti e magici; talvolta dediti a una resa minuziosa della realtà o a uno scrutinio della realtà attraverso le distorsioni dell’obiettivo fotografico – hanno risposto alle difficoltà di un’epoca tumultuosa con soluzioni artistiche incisive”.
Il nome "Nuova Oggettività" nasce con la mostra curata da Gustav Hartlaub a Mannheim nel 1925. Fu proprio Hartlaub a descrivere questo "nuovo naturalismo" secondo due tendenze, "classicista" e "verista". I cosiddetti classicisti, che secondo Hartlaub rappresentano l'ala più conservatrice del movimento, sono influenzati da Carlo Carrà, Giorgio de Chirico e dalla rivista Valori Plastici che diffonde la conoscenza della metafisica in Europa, offrendo un'alternativa alle avanguardie più radicali.
Gli artisti della Nuova Oggettività rielaborano il trauma della guerra che molti di loro hanno combattuto in prima linea e rappresentano le vittime più o meno dirette di questa violenza inaudita: disoccupati, veterani mutilati e sfigurati dalle operazioni di rudimentale chirurgia plastica, prostitute e donne brutalmente assassinate. Altri raccontano gli effetti disumanizzanti dell'industrializzazione e il divario crescente tra le moderne metropoli e la perduta dimensione rurale. Allo stesso tempo rivisitano tecniche e generi della grande tradizione pittorica: il ritratto, per definire l’appartenenza del soggetto a una determinata categoria sociale, o la natura morta, che rappresenta gli oggetti della vita quotidiana, spesso prodotti in serie, come "ritratti di oggetti".
La rassegna, curata da Stephanie Barren con la collaborazione di Gabriella Belli, è allestita in modo metodico e meticoloso, con cinque sezioni tematiche illustrate da pannelli didattici e didascalie chiare ed esaustive. Una mostra davvero degna di nota per la ricchezza di contenuti e l'alto valore scientifico.
Museo Correr, fino al 30 agosto 2015.

Giovanna Fazzuoli
28 luglio 2015

 

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