LA "CLASSICITA' PORTATILE" IN MOSTRA ALLA FONDAZIONE PRADA
Mancano pochi giorni alla chiusura della mostra veneziana dedicata alla statuaria classica. Portable Classic, co-curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto, mette in scena (fino al 13 settembre 2015) il successo intramontabile dei capolavori greci negli spazi della Fondazione Prada a Venezia. Dall'impero romano all'Europa moderna, la scultura greca ha rappresentato il modello dell'arte occidentale. Già in età romana, la sua fortuna era tale che il pubblico colto ne ordinava delle riproduzioni, anche di piccole dimensioni e in materiali diversi dall’originale. E' su queste copie che si sono formati gli artisti del Rinascimento, in assenza degli originali perduti.
Le sculture dell'antica Roma anticipano così il rifiorire delle copie in scala del Quattrocento, quando i calchi in gesso degli antichi marmi invadono prima le botteghe degli artisti, poi le Accademie e le Università. La riduzione in scala e la moltiplicazione sono gli strumenti di diffusione del canone classico negli ambienti colti e nei luoghi di studio.
"Le copie da sculture classiche sono perciò doppiamente importanti: consentono di avere un'idea di originali quasi sempre perduti, ma formano anche un repertorio di modelli esemplari per artisti e collezionisti"– scrive Salvatore Settis, già direttore del Getty Research Institute di Los Angeles e della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Emblematico è il caso dell’Ercole Farnese, il cui calco in gesso di 317 cm è allestito in mostra insieme a una serie di riproduzioni moderne in marmo, bronzo e terracotta di diverse dimensioni, dai 15 ai 130 cm. La statua colossale fu scoperta insieme a una sua replica alla metà del Cinquecento e da allora fu l'opera più studiata e copiata di Roma. Il collezionismo di opere antiche diventa anche un modo di esibire la propria ricchezza e cultura per la classe nobiliare. A partire dal Cinquecento, molti nobili si fanno ritrarre tra le sculture e i calchi in gesso delle loro raccolte, dando vita a un "genere" pittorico di cui la mostra offre diversi esempi.
Sempre nel Cinquecento si diffonde un nuovo modo di esporre le collezioni "in miniatura": lo studiolo. Si tratta di un grande mobile con cassetti e nicchie che ospitano statuette e oggetti preziosi in una cornice di grande impatto. Lo studiolo perduto di Niccolò IV Orsini, che aveva la forma di un monumentale tempio classico, viene qui ricostruito, o meglio ricordato, da un'intelaiatura progettata dall'archistar Rem Koolhaas.
La mostra si chiude con le riproduzioni in porcellana del Settecento, un materiale nuovo la cui brillantezza sembrava adatta a emulare il candore e la purezza dei marmi antichi.
Portable Classic racconta la storia dell'arte classica attraverso la riduzione a dimensioni "portatili" dei capolavori antichi del canone. Una riduzione che consente una fruizione ravvicinata e perfino domestica della classicità e che contribuisce in maniera decisiva alla sua fortuna nei secoli.
Giovanna Fazzuoli
1 settembre 2015

