LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

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Massimo capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo, la Cappella degli Scrovegni a Padova è il ciclo più completo di affreschi realizzati da Giotto. Si ritiene che il motivo della sua costruzione risiedesse nella volontà del committente di riscattare l'anima del padre usuraio, restituendo simbolicamente quanto lucrato con la costruzione della cappella, come indicano le figure di usurai presenti nelle scene dell'Inferno, nonché la scena della donazione della cappella alla Vergine, in cui il committente indossa una veste viola, simbolo di penitenza.

Anche Dante colloca Rinaldo degli Scrovegni, padre di Enrico, nel settimo cerchio dell'Inferno, dove sono puniti i violenti contro Dio, la natura e l'arte di vivere bene insieme. Gli usurai, riconoscibili grazie alla borsa con lo stemma di famiglia che portano al collo, sono seduti nel sabbione infuocato vicino all'orlo estremo del cerchio e agitano le mani per proteggersi dalle fiamme e dalla sabbia.
Un'altra motivazione possibile all'origine della cappella, di carattere privato e autocelebrativo, sarebbe la sua funzione funeraria, come suggerisce il cielo stellato dipinto sulla volta a botte che ricorda i monumenti sepolcrali paleocristiani di Ravenna. Infine, con questa importante opera, Enrico Scrovegni avrebbe sugellato il suo raggiunto stato magnatizio, finalmente libero dal peccato di usura. Convivono dunque ragioni di ordine pubblico e privato, come dimostra la suddivisione dello spazio cultuale in due zone: l'una per accogliere i fedeli e l'altra riservata agli Scrovegni, che vi accedevano da un ingresso secondario collegato al palazzo di famiglia.
Tra le fonti dirette per lo studio della Cappella, sopravvivono l'atto d'acquisto del terreno con i resti dell'antica arena romana e il prestito di paramenti sacri provenienti dalla Basilica di San Marco a Venezia per la consacrazione di una cappella padovana di proprietà di Enrico Scrovegni. Ma veniamo ora alla decorazione pittorica dell'edificio ad opera di Giotto. Secondo un ambizioso programma figurativo, il grande maestro realizza una struttura architettonica in finti marmi dipinti che sorregge una volta stellata e una serie di riquadri su più registri con le storie di Gioacchino e Anna, della Vergine Maria e di Cristo. Si tratta di un vero e proprio racconto per immagini, che impone al visitatore di camminare su e giù per la cappella per "leggere" la lunga sequenza narrativa culminante nel Giudizio Universale della controfacciata. La figura umana è sicuramente l'elemento predominante.
Una gamma variegata di tipi facciali, in diverse posizioni e per la prima volta anche di profilo, consente di riconoscere i protagonisti del racconto, anche grazie all'ausilio di motivi caratterizzanti, come i colori delle vesti (vedi il manto giallo di Giuda, simbolo di tradimento). Ciò che più colpisce è l'eloquenza dei gesti e delle espressioni dei personaggi la cui interpretazione ha interessato a lungo gli studiosi.
Sopra lo zoccolo di finti marmi che corre lungo la parte bassa della navata, Giotto dipinge le celebri allegorie monocrome di Vizi e Virtù, disposte le une difronte alle altre secondo uno schema di contrappasso e culminanti anch'esse nel Giudizio Universale, come fossero un ammonimento preventivo ai fedeli. Il cammino dei Vizi termina nell’Inferno, mentre le Virtù conducono al Paradiso insieme ai beati. L'articolato programma figurativo e la straordinaria perizia tecnica rendono la Cappella padovana uno dei massimi capolavori della pittura occidentale, destinato a influenzare l'arte dei secoli a venire.

Giovanna Fazzuoli
22 settembre 2015

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