GIOTTO A MILANO

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La città di Milano dedica una grande mostra al maestro che, per dirlo con le parole di Cennino Cennini, “rimutò l’arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno", segnando per sempre le sorti dell'arte italiana. Conosciuto come grande artista già dai suoi contemporanei, Giotto abbandona gli schemi bizantini (qui "greci") per recuperare il contatto con la realtà e la natura.

Costruisce così uno spazio illusionistico e tridimensionale, abitato da figure umane i cui gesti eloquenti colpiscono ancora oggi per la loro naturalezza e semplicità. Non solo gli affreschi, ma anche le pale d'altare rappresentano un superamento della vecchia maniera. Sebbene la prospettiva di Giotto sia ancora intuitiva, il nuovo valore che attribuisce alla figura umana e al suo rapporto con lo spazio è già il preludio alla grande rivoluzione rinascimentale.
“Giotto, l’Italia”, curata da Pietro Petraroia e Serena Romano nell'ambito di ExpoinCittà (fino al 10 gennaio 2016), rientra nell'ambizioso programma espositivo di Palazzo Reale che ha l'obiettivo di rappresentare l’identità culturale e artistica della città di Milano in occasione di Expo.
La scelta della location non è poi casuale. Fu proprio Giotto ad affrescare negli ultimi anni della sua vita il palazzo di Azzone Visconti, le cui strutture sono tutt'oggi inglobate nel complesso di Palazzo Reale. 14 capolavori del grande maestro, prevalentemente su tavola, sono riuniti per la prima volta a Milano grazie alla collaborazione di soprintendenze, musei e istituzioni religiose che conservano le opere di Giotto in tutta Italia, come ci suggerisce il titolo della mostra. La rassegna vanta anche un prestigioso comitato scientifico e importanti prestiti internazionali. Il percorso espositivo è strutturato in tre grandi nuclei cronologici.
Il periodo giovanile è rappresentato dalle opere fiorentine, assisiati e padovane, tra cui le due Maestà della Vergine–da Borgo San Lorenzo e da San Giorgio alla Costa, il polittico dell’Altare Maggiore dalla Badia Fiorentina e il Padre Eterno in trono della Cappella degli Scrovegni a Padova.
Segue il nucleo dedicato ai polittici di Santa Reparata (Firenze) e Stefaneschi (Roma), esposti per la prima volta insieme. Quest'ultimo fu dipinto per l’Altare Maggiore della Basilica di San Pietro ed è conservato nella Pinacoteca Vaticana. Il terzo gruppo è quello delle opere tarde. Giotto è ormai più che affermato quando dipinge il polittico di Bologna e il polittico Baroncelli, dall’omonima cappella di Santa Croce a Firenze.
I capolavori in mostra sono tanti e tali che l'allestimento di Mario Bellini e del suo studio rende omaggio all'unicità delle singole opere e alla loro forza espressiva, favorendo la libera contemplazione dei dipinti, come sospesi nella grigia penombra dello spazio espositivo.
L'installazione multimediale del famoso collettivo italiano Studio Azzurro ci offre inoltre una lettura inedita del ciclo, ormai rovinatissimo, della Cappella Peruzzi di Santa Croce a Firenze, oggetto di nuovi studi tramite riprese fotografiche a ultravioletto. Un'iniziativa significativa per il suo valore didattico e di sensibilizzazione in materia di tutela e conservazione, vetrina internazionale che rende giustizia alla tradizione di eccellenza scientifica italiana.

Giovanna Fazzuoli
15 settembre 2015

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