IL DUOMO DI ORVIETO
Edificato al fine di ospitare il corporale del miracolo della Messa di Bolsena– il sacro panno liturgico macchiato dall'ostia insanguinata che dimostrava la presenza di Cristo nell'Eucarestia–, il Duomo di Orvieto è uno dei rari esempi di architettura gotica in Italia. Un gotico rivisitato e mitigato dalla tradizione che recepisce e reinterpreta la lezione nordica secondo la sua propria sensibilità.
Il Duomo domina l'altura su ci si sviluppa l'intera città di Orvieto, di cui la cattedrale è il centro religioso, culturale e urbano. L'enorme facciata, che incombe sulla piazza del sagrato, funge da quinta, oltre la quale si sviluppa il corpo longitudinale della chiesa. Il perimetro dell'edificio, compatto ed equilibrato, è movimentato in modo sapiente ed elegante dalle cappelle laterali di forma semicircolare che un tempo culminavano nell'abside.
Oggi, in seguito a un intervento dell'architetto Maitani, che fu chiamato a risolvere i presunti problemi statici dell'edificio nel primo decennio del Trecento, l'abside e le ultime due cappelle, cosiddette "del Corporale" e "di San Brizio", sono mascherate da contrafforti esterni che interrompono l'andamento dei muri perimetrali, caratterizzati dalla tipica bicromia che ritroveremo anche nella vicina Siena e in molte altre chiese toscane.
Lo spazio interno della basilica è ampio e unitario, ma soprattutto proteso verso l'alto, con grandi archi a tutto sesto.
La luce diretta pervade la navata centrale dall'alto, fino a scomparire nella penombra delle cappelle laterali. E' uno spazio aperto di cui riusciamo a percepire l'intero volume da ogni punto di vista, in virtù dell'ampiezza delle campate e del loro sviluppo verticale. La copertura a capriate crea un ulteriore effetto di leggerezza lungo tutta la navata, fino al transetto coperto con volte a crociera.
Veniamo ora agli affreschi che ornano la cappella di San Brizio, dedicata al Giudizio Universale. Alla metà del Quattrocento, l'incarico fu affidato al più grande pittore del tempo, il Beato Angelico, che morì prima di completare il ciclo. Per decenni rimase affrescato solo un pezzetto della volta, finché fu chiamato Luca Signorelli, che realizzò uno straordinario poema figurativo, brulicante di figure e carico di tensione emotiva.
Le drammatiche immagini dell'Apocalisse, che scatena una violenta tempesta celeste per spazzare via ciò che resta del genere umano, colpirono profondamente i visitatori del tempo. Lo stesso Signorelli si ritrae accanto alla figura dell'Anticristo, che prende le sembianze del figlio di Dio per ingannare gli uomini con false profezie e indurli in tentazione.
Alcuni dettagli, come la figura femminile portata in volo da un demonio tra i dannati e le forme spettrali dei corpi umani reincarnati, uno dei brani più alti della pittura del Rinascimento, resteranno per sempre vivi nella memoria collettiva.
Giovanna Fazzuoli
12 gennaio 2016

