LA PITTURA UNIVERSALE DI PIERO DELLA FRANCESCA
"Piero Della Francesca: indagine su un mito," in corso dal 13 febbraio al 26 giugno 2016 ai musei San Domenico di Forlì, indaga l'influenza imperitura del pittore toscano sugli artisti di tutti i tempi. Da Beato Angelico a Paolo Uccello, dai macchiaioli alla Metafisica, fino ai moderni Hopper e Balthus – di cui abbiamo parlato in un precedente articolo –, l'universalismo razionale di Piero della Francesca, massima espressione del Rinascimento quattrocentesco, ha ispirato il genio creativo di pittori e scultori italiani e internazionali.
La mostra si apre programmaticamente con il busto marmoreo di Battista Sforza di Francesco Laurana e con il dipinto "L'amante dell'ingegnere" (1921) di Carlo Carrà. Un accostamento inedito di opere che richiamano il ritratto della duchessa di Urbino di Piero della Francesca conservato agli Uffizi. La mostra forlivese vanta un illustre comitato scientifico presieduto dal Direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, e importanti prestiti di musei internazionali e collezioni private. Di Piero della Francesca sono presenti alcune delle opere più note, anche se molti dei suoi capolavori sono intrasportabili, trattandosi di affreschi.
Per apprezzare i caratteri comuni delle opere di tradizione pierfrancescana in mostra a Forlì, è bene conoscere le novità introdotte dal grande maestro del Rinascimento italiano. Piero della Francesca opera sotto l'ala del principe Federico da Montefeltro, che trasformò la corte di Urbino nel centro della cultura artistica contemporanea, richiamando i più grandi artisti da ogni parte d'Italia.
Alla corte di Urbino le diverse scuole regionali si confrontano le une con le altre e si contaminano vicendevolmente per fondersi in quella che Argan chiama la pittura '"universale" di Piero della Francesca. Nella sua rappresentazione della Flagellazione di Cristo, la cui interpretazione e datazione hanno diviso la critica nel corso degli anni, Piero della Francesca mette a confronto due momenti lontani nel tempo, come dimostrano gli abiti moderni dei personaggi sulla destra del dipinto. Anche l'ambientazione connota diversamente i due episodi, raffigurando rispettivamente un'architettura antica e uno sfondo di edifici moderni. Un gioco sottile di rimandi e somiglianze formali evidenzia la vicinanza dei due momenti, uniti simbolicamente e ideologicamente sotto la stessa luce.
Quando si parla di Piero della Francesca non si può non pensare agli affreschi con la Leggenda della Vera Croce nella Chiesa di San Francesco ad Arezzo. Il ciclo recentemente restaurato, il cui tema è tratto dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, occupa tutte e tre le pareti della Cappella Maggiore, articolando la narrazione in dodici affreschi su quattro registi, senza rispettare fedelmente la cronologia degli eventi, ma privilegiando criteri di simmetria tra le immagini. Sulla parete di fondo campeggiano l'Annunciazione e lo straordinario notturno del Sogno di Costantino.
Osservando gli affreschi di Arezzo, siamo in grado di apprezzare lo spazio prospettico di Piero della Francesca, la sua composizione geometrica delle figure e l'"intervallarsi regolare di volumi regolari" di cui parla Roberto Longhi nella sua originale rilettura dell'opera attraverso il moderno Cézanne. Riferendosi alla Flagellazione, così scrive Argan: "'Convenerunt in unum', si leggeva, ancora nell'Ottocento, alla base della tavola di Urbino: e la citazione biblica può essere assunta come metafora involontaria della situazione urbinate, dove la fusione di culture diverse è possibile solo all'interno dell'ampio universalismo pierfrancescano che le assume, destoricizzandole, come elementi diversi da mettere proporzionalmente in rapporto reciproco, come frammenti di una forma che si dà come immediatamente simbolica di valori."
Giovanna Fazzuoli
16 febbraio 2016

