MARIO E MARISA MERZ AL MACRO

0
0
0
s2sdefault

Le opere che raccontano l'attività romana di Marisa e Mario Merz sono in mostra al Macro di via Nizza fino al 12 giugno 2016. La profonda relazione che unisce i due artisti, durata oltre cinquant'anni, è fondata sull'affetto e sulla stima reciproca che hanno permesso a entrambi di sviluppare il proprio lavoro nel confronto con l'altro e nel rispetto delle differenze che caratterizzano la produzione artistica individuale: "Marisa si divideva in Marisa e Mario. Mario si divideva in Mario e Marisa. Straordinaria comunità, dove l'individuazione ha resistito all'individualismo" – scriveva il teorico e critico d'arte Tommaso Trini nel 1975. Marisa Merz, giunta ormai alla soglia dei novant'anni, continua ancora a lavorare e a sperimentare nuove forme e nuove tecniche, come dimostrano gli ultimi lavori su carta presentati al Macro.

Il sodalizio intellettuale tra i due artisti li porta alcune volte a produrre opere a quattro mani, come nel caso dei tavoli di Mario Merz che introducono il percorso espositivo, componendo la forma di una spirale su cui poggiano le sculture di piccole dimensioni in argilla o cera di Marisa.
La forma perfetta della spirale si ripete sul muro della stessa sala, questa volta illuminata di blu con la luce al neon e in posizione verticale, come era previsto che apparisse nel 2003 sulle mura del Foro di Augusto, la cui struttura in pietra gabina risalente al I sec. a.C. era troppo delicata per consentire una simile operazione di fissaggio.
L'opera fu poi collocata all’interno del complesso dei Fori Imperiali, nel bel mezzo del Foro di Cesare, come testimonia la fotografia di Claudio Abate presente in mostra. Quello della spirale è un motivo ricorrente nel lavoro di Mario Merz, che vi riconosce una metafora della vita e dell'energia dell'universo.
La spirale è la trasposizione formale della serie numerica individuata dal matematico medievale Fibonacci (1170-1240), in cui ogni numero equivale alla somma dei due che lo precedono (0 1 1 2 3 5 8 13 21 e così via, all'infinito). Inoltre, il rapporto tra un numero qualunque della serie e il precedente si avvicina progressivamente a 1,618… Questo numero, indicato con la lettera greca Φ, è anche chiamato "numero aureo."
La serie descrive il processo di crescita del mondo organico che possiamo riconoscere in alcune manifestazioni piuttosto comuni della natura, come i fiori con un numero di petali che compare anche nella serie o le foglie di alcune piante che sono disposte in maniera tale da non impedire a quelle sottostanti di ricevere la luce del sole necessaria per la fotosintesi. La distanza tra due foglie allineate, o i giri da compiere per andare dall'una all'altra, spesso corrispondono a un numero della serie. La seconda sala presenta le opere che Marisa Merz realizza a Roma tra gli anni Sessanta e Settanta.
Le fotografie in bianco e nero di Claudio Abate sono l'unica traccia di mostre d'avanguardia, personali e collettive, e di lavori effimeri, come l’azione di sorvolare Roma dall'Aeroporto dell'Urbe, il 28 febbraio 1970, quando Marisa comunica via radio le quote dalla rotta a Mario Merz e al gallerista Fabio Sargentini.
Un'altra serie di fotografie ritrae Mario sul bagnasciuga del Villaggio dei Pescatori a Fregene, mentre si muove insieme alle coperte arrotolate di Marisa. Di quest'ultima sono presenti le famose Scarpette, lavorate a maglia con un filo di nylon, già protagoniste della rassegna amalfitana del 1968, una tappa fondamentale nella storia espositiva dell'Arte Povera.
Abbandonate sulla spiaggia di Amalfi, le opere erano continuamente sollecitate dal passaggio delle onde che agivano, modificando progressivamente la materia.
Il carattere processuale dell'opera di Marisa Merz, presente nei lavori a maglia, espressione di un'operosità declinata al femminile, e nelle successive installazioni che rielaborano e combinano le opere precedenti della stessa artista, la accomuna agli altri poveristi.
Tuttavia, "se la coppia si configura come una sorta di guida spirituale del movimento, è Marisa, in particolare, che riuscirà ad allargare la semplicità dei materiali poveristi alla dimensione operativa che si attua in gesti sempre più sfoltiti da ogni mitizzazione dell’azione creativa: lavorare a maglia, annodare, legare, tendere, fissare, riutilizzare" (Luigia Lonardelli).

Giovanna Fazzuoli
23 febbraio 2016

65 PER RICOMINCIARE - Settimanale online di informazione
Sede in Roma
Direttore - Anita D'Asaro
Direttore Responsabile - Raffaella Tesori
Contatti: +39.335.481816
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Copyright © 2025 www.65perricominciare.it

Tutti i diritti riservati

powered by

OPEN CONSULTING
Inizio Pagina