LA GIPSOTECA DI ANTONIO CANOVA A POSSAGNO

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Amore e Psiche, Le Tre Grazie, Paolina Borghese e i due monumenti funerari a Vittorio Alfieri e Maria Cristina d'Austria. I modelli originali in gesso dello scultore neoclassico Antonio Canova sono raccolti nella gipsoteca allestita nella sua casa natale a Possagno, in Veneto, grazie all'impegno del fratello Giovanni Battista Sartori Canova, che fece trasferire le opere dallo studio romano dello scultore a partire dal 1826.

Il Museo progettato dall'architetto Francesco Lazzari si presenta come una grande aula basilicale absidata, voltata a botte e divisa in tre spazi, illuminati dalla luce del sole che attraversa tre lucernari sul tetto. La disposizione delle opere lungo i lati maggiori della sala ricorda l'aspetto di un laboratorio di scultura, dove l'artista lavora circondato dalla sua produzione, organizzata non cronologicamente, ma per temi e in base ai soggetti rappresentati. Il Museo fu riallestito due volte: in seguito ai danni causati da una granata nel 1917 e al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1957 Carlo Scarpa progettò la nuova ala della gipsoteca che consentì di esporre al pubblico il patrimonio giacente nel deposito e di allestire più adeguatamente alcune opere, tra cui i bozzetti in gesso e terracotta, oggi protetti da piccole teche di vetro su alti supporti in ferro.
La luce solare pervade l'ambiente e avvolge le sculture a tutto tondo, valorizzando l'allestimento essenziale ma scenografico voluto da Scarpa nella sala "a torre" e nel corridoio trapezoidale culminante nella piscina. La gipsoteca di Possagno è un luogo privilegiato per lo studio della tecnica scultorea di Canova. Come un moderno imprenditore, Canova allestì a Roma una grande bottega, caratterizzata da una precisa divisione di ruoli e mansioni tra gli operatori specializzati da lui coordinati. Secondo il pittore Francesco Hayez: "Il Canova faceva in creta i suoi modelli; gettati in gesso aveva molti bravi giovani che sbozzavano il marmo, due poi famosi scultori lo portavano al grado di finitezza, che si sarebbero detti terminati, ma dovevano lasciarvi una piccola grossezza di marmo ancora, la quale era dal Canova lavorata più o meno secondo quello che questo illustre artista credeva di dover fare."
Canova studiava le forme con una serie di disegni e bozzetti in argilla di piccole dimensioni, poi realizzava un modello sempre di argilla, ma in scala 1:1, da cui ricavare un calco in gesso. L'argilla ha infatti il difetto di essiccare in maniera diversa a seconda degli spessori, mentre il Canova aveva bisogno di un modello della scultura in materiale inerte e non suscettibile di modifiche dimensionali, su cui calcolare le principali sporgenze e rientranze, per trasferirle poi sul blocco di marmo.
Questo trasferimento dei punti di misura dal modello in gesso al blocco da scolpire veniva effettuato con l'ausilio di telai metrati di forma quadrata, dotati di fili a piombo. La tecnica messa a punto da Canova si intuisce ancora dalle opere presenti nella gipsoteca, ricoperte di piccoli "puntini" che indicavano le sporgenze di cui sopra.
La scultura finita veniva strofinata con la pietra pomice e spesso ricoperta di cere o tinture rosate per imitare il colore della carnagione e l'effetto del tempo sui capolavori antichi.
L'equilibrio delle pose, dinamiche e vorticose, la levigatezza delle superfici e la trasparenza del marmo animano ancora oggi le composizioni del Canova e infondono calore e vita nel freddo marmo di Carrara.

Giovanna Fazzuoli
26 aprile 2016

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