Prof. Luigi Chiariello: l’evoluzione del trattamento dell’insufficienza mitralica.

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Il 29 marzo alle 12.30 dopo una forzata interruzione dovuta alla pandemia, riprendono per via telematica i simposi sulla chirurgia cardiaca dalla Mediterranea di Napoli, struttura ospedaliera di cui è presidente e direttore scientifico il prof. Luigi Chiariello. Questa sessione sarà dedicata all’evoluzione del trattamento dell’insufficienza mitralica.
Parliamo di un’area della cardiochirurgia in continua evoluzione: una chirurgia sempre meno invasiva, video assistita che  si confronta con tecniche di cardiologia interventistica in continuo progresso. La scelta terapeutica più appropriata diventa sempre più spesso il risultato di una valutazione comune dell’Heart Team.

Abbiamo chiesto al prof. Luigi Chiariello quando si può parlare di insufficienza mitralica, qual è l’età dei pazienti colpitie se è una patologia pericolosa. Ecco la sua risposta:

 

“La malattia della valvola mitralica nei paesi più sviluppati ha negli anni cambiato le sue caratteristiche cliniche. È’ ormai raro incontrare pazienti con la malattia reumatica della mitrale, con la valvola cioè deformata, calcifica e pressoché distrutta dal processo reumatico: l’infezione reumatica è ormai ben controllata dalla prevenzione e terapia. Sempre più frequente è invece l’incidenza della malattia degenerativa della mitrale che essendo spesso su predisposizione genetica, può manifestarsi anche in età relativamente giovane, ma è sempre più frequente che avvenga col passare degli anni. Nella malattia degenerativa il tessuto della valvola è lasso, spesso prolassante, l’anello è dilatato, tutte caratteristiche che portano all’incontinenza (“insufficienza”) dell’apparato valvolare.”

Professore ci può spiegare anche come e perché da un’epoca “interventistica” e piuttosto invasiva stiamo passando a interventi sempre meno invasivi e a scelte terapeutiche?

 

“Anche per le malattie valvolari cardiache sta accadendo quanto abbiamo visto accadere nei decenni passati per la malattia aterosclerorica ostruttiva delle coronarie: l’intervento chirurgico di bypass coronarico, che tante vite ha salvato ricostruendo le coronarie dei pazienti con segmenti di vasi prelevati al paziente stesso, è stato sempre più frequentemente sostituito dalla meno traumatica disostruzione della coronaria con un catetere a palloncino (angioplastica) inserendo all’interno del suo lume uno “stent” di dilatazione. Lo stesso sta accadendo con la terapia delle valvulopatie cardiache: interventi chirurgici sempre meno invasivi in mini o microtoracotomie, sostituzione o riparazione delle valvole mediante un catetere introdotto per via percutanea. E’ quanto è successo per la valvola aortica, è quanto sta succedendo anche per la valvola mitralica. La tecnologia è in continua evoluzione e lo scenario è destinato ancora a mutare”.

 

Prof. Luigi Chiariello

Cardiochirurgo

Presidente  e Direttore Scientifico
Mediterranea, Struttura Ospedaliera a Alta Speci

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