IL SEMI-DIGIUNO CHE ALLUNGA LA VITA
Nell'ultimo numero di Cell, due Dottori Luigi Fontana e Linda Partridge hanno spiegato come è possibile adattare ai nostri gusti una dieta nata nei laboratori e studiata appositamente per agire sui gruppi di geni che accelerano o decelerano i processi di invecchiamento, basata su cinque giorni di libertà e due di semi- digiuno, meno proteine, più verdura e poco cibo la sera.
Fontana è professore all’università di Brescia e alla Washington University di Saint Louis, la collega Linda Partridge è ricercatrice dell’University College London "per rallentare l'invecchiamento non c'è bisogno di ridurre in modo drastico la quantità complessiva di calorie" scrivono. "La diminuzione dell'apporto proteico, il digiuno intermittente e l'assunzione di cibo prevalentemente nelle prime ore della giornata associati a un miglioramento qualitativo della dieta hanno effetti analoghi alla restrizione calorica".
Le regole che hanno seguito gli studiosi sono quattro così divise: la prima è ridurre le proteine che "dovrebbero fornire il 10-12% delle calorie giornaliere" spiega Fontana. La seconda è digiunare per due giorni non consecutivi durante una settimana. "Il digiuno non deve essere completo" sostiene lo studioso. "Ai nostri volontari chiediamo di mangiare solo verdura cotta o cruda con un paio di cucchiai d'olio, per un totale di 500 calorie". La terza è sostituire la maggior parte delle proteine animali con quelle vegetali "Le proteine animali contengono alcuni tipi di aminoacidi che aumentano il danno prodotto dal metabolismo alle cellule. Quelle vegetali contengono fibre, che plasmano i trilioni di batteri che popolano il nostro sistema digestivo in modo da ridurre le infiammazioni". La quarta e ultima regola è concentrare il cibo durante la mattina "ai nostri volontari - spiega Fontana - chiediamo di assumere tutte le calorie della giornata in otto ore partendo dalla mattina e di cenare il prima possibile, solo con verdure. Questo per far coincidere alimentazione e ritmi circadiani. Solo negli ultimi decenni l'uomo ha spostato i suoi ritmi di vita verso la notte, con effetti negativi sulla salute".
Le conclusioni dei due ricercatori "quel che abbiamo osservato è che nei periodi di carenza di cibo l'organismo si mette in pausa, rallenta le sue funzioni metaboliche e quindi anche il danno che il metabolismo arreca alle cellule per poi rimettersi in moto nei periodi di abbondanza"
Beatrice Viola
31 marzo 2015

