Psiconcologia. Uno studio promosso dalla "Fondazione per la medicina personalizzata"sulla rabbia: ostacolo imprevisto nei percorsi di cura
La Fondazione per la Medicina Personalizzata FMP, ha promosso una campagna di informazione, che nasce dall’osservazione della pratica clinica sulla rabbia nei pazienti oncologici. Per il prof. Paolo Marchetti – Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e direttore dell’ Oncologia Medica B Policlinico Umberto I, professore ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza e già direttore del reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma - gli ostacoli presenti nei percorsi di cura rappresentano dei muri spesso insormontabili, la diagnosi di una malattia oncologica influenza in molti modi la vita di una persona, annulla in un momento il progetto di vita. Tra le reazioni più comuni ci sono shock, negazione, depressione, ansia e rabbia. Quest’ultima si declina in molteplici forme, la rabbia verso sé stessi, la rabbia verso una malattia che “non deve colpire” me, la rabbia verso i medici curanti che sono presi come la conferma del fallimento terapeutico, la rabbia verso il mondo intero. In questa società in cui sono predominanti i temi della bellezza e dell’immortalità, se c’è un’imminenza di morte, sicuramente la colpa deve essere di qualcuno e quindi ecco che scatta la rabbia verso il medico, verso la struttura che cura perché non ha saputo superare il limite della morte. Ma la rabbia non è solo quella del paziente, la rabbia è anche quella dei familiari nei confronti dei medici, ma soprattutto la rabbia come momento di frattura con quello che abbiamo intorno è maggiore quanto più siamo stati lontano dalle persone care. Gli attacchi più violenti, subiti dal prof. Paolo Marchetti, sono stati quelli da parte dei familiari, che non sono mai comparsi nel lungo percorso di malattia, e che si sono accorti, arrivando, all’ultima settimana di vita del loro caro, che si era giunti al capolinea. E poi c’è la rabbia dei medici, perché hanno il rammarico, forse, di non aver prestato attenzione ad un particolare, ad un sintomo che è sfuggito; la rabbia dovuta al non avere ancora a disposizione la capacità di guarire qualcuno a cui si è particolarmente legati, con cui si è condiviso un lungo percorso, con cui si è gioito per i tanti successi avuti insieme. I medici si sentono impotenti perché tutto quello che la medicina gli ha insegnato, fino a quel momento, non gli consente la gioia più grande, quella di guarire un paziente. E’ essenziale non essere depressi e sfruttare la rabbia come momento di costruzione dell’alleanza con il medico. Secondo Marchetti "la psiconcologia è uno degli strumenti fondamentali da seguire, come Fondazione e come Aiom ci stiamo battendo per il riconoscimento della figura professionale dello psiconcologo".
Per lo psichiatra Vittorino Andreoli il tema della rabbia sta prendendo sempre più dimensione nelle attività mediche in generale. Viviamo nell’età della rabbia, in una società difficile che genera stimoli continui e frustrazioni, dove i criteri sono quelli del successo, del benessere, dell’essere in forma.







