IL TEMPIO DI TUTTI GLI DEI
Il Pantheon è forse l'edificio più famoso e più discusso dell'antichità. Il "Tempio di tutti gli dei" – dal greco παν=tutto e ϑεός=dio – gode di fama imperitura per la sua imponente cupola, costruita con straordinaria perizia tecnica, e per la sua particolare planimetria, che unisce un edificio rotondo e un pronao di derivazione greca. Nei templi greci era chiamato pronao lo spazio compreso tra la cella=naos – dove si custodivano le offerte dei fedeli e una grande statua del dio – e le colonne antistanti.
Gli storici dell'architettura si scontrano ancora oggi sulla datazione e sull'attribuzione del Pantheon che, almeno per quanto riguarda il nucleo originario, risale al primo Imperatore romano: Ottaviano Augusto. Sul frontone leggiamo: M • AGRIPPA • L • F • COS • TERTIVM FECIT. L'iscrizione fu incisa sulla facciata per ricordare il console Agrippa, amico e genero di Augusto, che per primo dedicò il tempio a tutte le divinità. Come gli altri monumenti di età augustea, la costruzione del Pantheon è motivata da ragioni di carattere ideologico e programmatico. Secondo la tradizione, il tempio fu eretto nel luogo dove avvenne l'apoteosi, o ascesa al cielo, del mitico fondatore della città di Roma. getta così le basi della sua divinizzazione futura, grazie all'identificazione con Romolo, archetipo di tutti gli Imperatori romani che sarebbero stati considerati alla stregua degli dei.
Siamo agli albori della Roma imperiale e questa nuova forma di potere assoluto cerca il modo di legittimarsi non solo con le parole, ma soprattutto attraverso le immagini e le architetture della città che diventano strumenti di comunicazione e di propaganda politica. Il tempio augusteo fu distrutto nell'incendio dell'80 d. C., restaurato e bruciato di nuovo nel 110, al tempo di Traiano. L'ultima ricostruzione, cui seguirono altri restauri, è tradizionalmente attribuita all'Imperatore Adriano, ma alcuni studiosi ipotizzano una progettazione in età traianea, opera dell'architetto Apollodoro di Damasco, completata poi sotto Adriano.
Il pronao addossato al corpo circolare del tempio, che suggerì l'ipotesi, ora confutata, di un originario tempio rettangolare, appare stranamente non combaciare con le strutture preesistenti. Risulta ribassato rispetto alla rotonda, tanto da far pensare che l'architetto avesse inizialmente previsto delle colonne molto più alte. Alcuni sostengono che Apollodoro avesse osato sfidare Adriano con il suo ambizioso progetto che, a causa forse delle difficoltà nel trasportare fino a Roma il pesantissimo granito africano per le colonne, sarebbe naufragato insieme al suo artefice.
L'attribuzione ad Apollodoro è sostenuta anche sulla base delle analogie tra i principali ordini architettonici del Pantheon e quelli del foro di Traiano, che abbiamo trattato in un precedente articolo. Anche i mattoni, che nell'antica Roma erano bollati con l'anno consolare, sembrano confermare questa intuizione. L'interno, che oggi appare in parte restaurato e in parte riprogettato, come dimostra un disegno di Raffaello Sanzio, fu completato dopo la morte di Apollodoro e presenta già i capitelli caratteristici dell'età di Adriano. Il diametro interno della gigantesca cupola, capolavoro d'ingegneria, è uguale alla sua altezza dal pavimento e misura circa 43 metri.
Oggi il Pantheon è anche una chiesa cristiana, con il titolo di S. Maria ad Martyres, in seguito alla donazione dell'Imperatore bizantino Foca a Papa Bonifacio IV nell'anno 609. Straordinario esempio di architettura imperiale romana, ha influenzato gli artisti di tutte le generazioni, in particolar modo nel periodo compreso tra il Rinascimento e il Neoclassicismo.
Così recita l'epitaffio composto da Pietro Bembo per Raffaello, che volle essere sepolto nella rotonda del Pantheon: «Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori», che possiamo tradurre: "Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d'essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire".
Giovanna Fazzuoli
26 gennaio 2016

