I GIGANTI DI MONT'E PRAMA

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Il 29 marzo del 1974 un gruppo di contadini cinesi intenti a scavare un pozzo d'acqua nella provincia dello Shaanxi si imbatte casualmente nei resti dell'ormai celeberrimo “esercito di terracotta”: oltre seimila sculture di soldati, cavalli, acrobati e cortigiani che vegliano sulla tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang. Lo stesso marzo del 1974, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, nel territorio di Mont'e Prama, che prende il nome da una particolare specie di palma nana, un altro contadino, questa volta nostrano, vede affiorare dei frammenti lapidei dalla terra smossa del suo campo arato.

Denunciata la scoperta, gli esperti del mestiere inaugurano un'importante campagna di scavi che riporta alla luce una necropoli di notevoli dimensioni con decine di tombe cosiddette "a pozzetto", molte delle quali allineate su un unico filare orientato da sud a nord. Le sepolture, scavate nel terreno e coperte da laste di pietra arenaria, sono quasi tutte prive di corredo. 5178 frammenti di pietra calcarea pertinenti a figure maschili, modelli di nuraghe e betili, vittime della violenza iconoclasta dei saccheggiatori, sono datati approssimativamente tra il X e l'VIII secolo a.C.
Nel 2007 cominciano finalmente i lavori di restauro e ricostruzione delle sculture. Una prima fase di studio indaga la composizione e lo stato di degrado dei reperti, oltre alle tecniche esecutive dei mastri scalpellini di età nuragica, che prevedono l’uso di utensili in bronzo come la subbia e scalpelli di varie dimensioni per sbozzare la pietra, un antenato del raschietto per levigare le superfici, il trapano e altri strumenti di precisione per incidere i dettagli, come i caratteristici occhi con due cerchi concentrici. Una volta catalogati i frammenti, si procede alla pulitura e al consolidamento.
La ricostruzione delle sculture è condotta nel massimo rispetto degli elementi originari. Non vengono eseguiti fori né applicati perni per l'assemblaggio, ma i frammenti contigui sono incollati con resine sintetiche e un supporto esterno in acciaio sostiene le sculture in posizione eretta. La struttura deve garantire l'integrità dei frammenti, la massima visibilità dell'opera, la possibilità di eventuali aggiunte e naturalmente la totale reversibilità dell'intervento – principio guida di ogni moderno restauro. Sono state individuate 28 figure umane, di cui 16 pugilatori, 5 arcieri e 5 guerrieri, scolpite in un unico blocco per circa 2 metri di altezza. I pugilatori, il cui nome deriva dal guantone che indossano sulla mano destra, hanno il torso nudo e sorreggono uno scudo rotondo con la mano sinistra. Gli arcieri indossano invece una corta tunica e una protezione sul petto. Hanno il capo protetto da un elmo a due corna e i capelli raccolti in lunghe trecce.
La necropoli di Mont’e Prama, un monumento funebre tra i più maestosi del bacino mediterraneo, risalente alla Prima età del Ferro, testimonia "un episodio eccezionale della storia culturale della Sardegna" (Maria Assunta Lorrai, già Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna) che merita l'attenzione del pubblico internazionale con progetti di valorizzazione dei colossi e del territorio sardo cui sono indissolubilmente legati.

Giovanna Fazzuoli
15 marzo 2016

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