Il cognome delle madri.

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Avendo un fratello maschio, fin da ragazzina mi sono chiesta perché mai i suoi figli avrebbero avuto il privilegio di usare il cognome del padre mentre i miei non avrebbero mai potuto usare il mio. Perché il ramo della famiglia da me rappresentato e a cui avrei dato discendenza non avrebbe mai avuto il mio cognome? Ho vissuto tutto ciò come una profonda ingiustizia nei confronti delle donne in una società ancora oggi fondata da principi patriarcali. Nel 2016 c’era stata finalmente una sentenza storica della Corte Costituzionale che aveva permesso di dare il cognome della madre ai propri figli nati nel matrimonio nel caso di accordo fra i genitori, e quindi sussistendo il consenso del marito. Pochi giorni fa è stata sollevata dalla Consulta una questione di legittimità costituzionale dell’articolo 262 primo comma del Codice Civile, là dove in mancanza di accordo dei genitori, viene imposto alla nascita il cognome paterno e non quello di entrambi i genitori anche per i figli nati fuori del matrimonio. Ma sentiamo l’avvocata Fulvia Astolfi che da anni si occupa di parità di genere anche come presidente di Ewmd, (associazione europea che promuove il management femminile), che ci può chiarire i punti essenziali della questione e i nuovi diritti delle madri. Dice l’avv. Astolfi:“Nell’ambito di un processo civile la Corte Costituzionale con propria ordinanza ha deciso che la proposta questione di illegittimità costituzionale dell’art 262 codice civile è fondata e merita una pronuncia approfondita. L’ordinanza quindi non decide nel merito e come superare la illegittimità, sarà la sentenza che la Corte Costituzionale emanerà a farlo. Ci si aspetta che la sentenza possa essere pronta nel giro di qualche mese, e che proporrà l’interpretazione -costituzionalmente orientata- dell’art 262 primo comma codice civile. Quella interpretazione andrà poi applicata dal Ministero degli Interni e dagli Uffici degli atti civili. Al momento, a seguito della precedente sentenza del 2016, il cognome della madre per i figli nati dal matrimonio si aggiunge a quello del padre con il di lui consenso. Questa norma si applica alla nascita, mentre non viene considerato il caso di un figlio che in età adulta voglia cambiare il proprio cognome.

Ma cosa succede nel caso di un figlio riconosciuto solo dalla madre di una coppia non sposata, se dopo anni il padre si fa vivo e vuole aggiungere il suo cognome, lo può fare?

Risponde l’avv. Astolfi che in questo caso c’è una norma ad hoc, che è l’art 262, secondo comma, codice civile che prevede che “se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata o riconosciuta successivamente all’attribuzione del cognome da parte della madre, il figlio puòassumere  il cognome del padre aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre”.

 

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