GIULIO MAIRA: I MECCANISMI DELLA MEMORIA
Il prof. Giulio Maira, professore di Neurochirurgia presso l'Humanitas di Milano e il Campus Biomedico di Roma, ha spiegato in un bel convegno che si è tenuto il 10 giugno alla Protomoteca di Roma i meccanismi della memoria. ”Studi scientifici disponibili - ha spiegato il professore - indicano che il miglior antidoto per contrastare efficacemente l'invecchiamento cerebrale sia quello di usare costantemente il muscolo-cervello, perché l'inattività lo indebolisce. Come la ginnastica fortifica i muscoli, così l'attività mentale rafforza il cervello. Fra i fattori che possono accelerare l'invecchiamento cerebrale c'è sicuramente quello di interrompere ogni attività - sottolinea Maira - perché in pensione o per esempio per la perdita del coniuge.
Ma al di là di eventi scatenanti specifici, a partire dai 30 anni il cervello comincia a perdere giornalmente un certo numero di neuroni. Con l'invecchiamento, l'ippocampo, crocevia importante per i meccanismi della memoria, perde neuroni, il che può portare a una minore efficienza nella registrazione delle nuove esperienze. E' normale che la memoria perda qualche colpo: una svogliatezza verso le cose che prima erano del tutto normali, la tendenza a chiudersi in se stessi, la perdita della memoria a breve termine, sono sintomi che qualcosa non funziona. E allora non si trovano più le chiavi, si perde il cellulare, non si ricorda il nome di qualche conoscente o il suo numero di telefono. In genere, la memoria relativa ai nomi e ai cognomi delle persone zoppica a partire dai 50-60 anni, è un fatto normale che, se non esistono altri problemi, non deve preoccupare”.
Già perché in questo convegno affollato da nomi di scienziati famosi, fin dall’inizio è stato chiaro che di memorie ne abbiamo tante: una memoria a lungo termine e una breve termine, la memoria episodica (quando incontriamo le persone), di lavoro come quella dei professori che parlavano e che permetteva loro di non perdere il filo del discorso, la memoria esplicita che è quella che usiamo in modo conscio e quella implicita che accompagna in modo inconscio alcuni gesti abituali come allacciarsi le scarpe.
Il prof. Cesare Colosimo, direttore dell’istituto di Radiologia dell’Università Cattolica del sacro Cuore- Policlinico Gemelli, ci ha ricordato che l’ippocampo, sede della memoria, occupa pochi centimetri cubici di corteccia cerebrale e che la riduzione del cervello avviene naturalmente con l’età ma può anche diventare patologia come nel caso dell’Alzheimer.
La professoressa Cristina Albini, del Centro di Neuroscienza dell’Università di New York, invece ci ha dato poi una bella notizia: nel suo laboratorio stanno lavorando, partendo dall’ippocampo del ratto, ai meccanismi che interferiscono con i meccanismi della memoria. Sembra che una proteina che si chiama IGF2 già prodotta dal nostro cervello, se iniettata nei topi in fase di apprendimento aumenti alcuni tipi di memoria come quella emotiva, di riconoscimento e sociale.
Il prof. Enrico Garaci, professore emerito dell’Università di Tor Vergata e rettore dell’Università San Raffaele, ha sottolineato cosa tutti i noi possiamo fare per prevenire l’invecchiamento del cervello. Ecco i suoi consigli: esercizio fisico e mentale (apprendimento), mantenere i rapporti sociali, giusta alimentazione. Una raccomandazione in particolare e cioè l’uso dei flavonoidi contenuti nel cacao e gli omega3. Un eccesso di calorie ha indicato infatti nei topi modificazioni genetiche che possono essere trasmesse per tre generazioni. Per fortuna questa trasmissione può essere interrotta con la proteina IGF2.
Anita D'Asaro
16 giugno 2015

