Il Ventaglio di Psiche
Nei mesi caldi, spesso, si desidera che spiri qualche alito di vento per rendere meno roventi le temperature estive, ma non sempre il desiderio è esaudito, così si ricorre alla ventilazione prodotta artificialmente. Il vento, caldo o freddo che sia, è un elemento della Natura che può essere gradevole, fastidioso o inquietante. La tolleranza al vento dell’essere umano non è la stessa per tutti, c’è chi lo ama per la sua forza dirompente che spazza via nuvole e pensieri e chi, invece, lo teme perché evocativo di tempeste minacciose incombenti. In ogni caso, il vento, percettibile o impercettibile, sembra essere espressione di uno stato d’animo. L’assenza di vento produce ristagno dell’aria e nulla si muove, mentre la presenza di vento attiva il movimento e porta via tutto. È, a questo punto, facile associare l’attività del vento all’attività della mente, che produce pensieri che rischiano di ristagnare se non si alza il vento del cambiamento.
Nell’età over il ristagno dei pensieri è un rischio, perché la vita è meno attiva, il ricambio più lento e indugiare nelle preoccupazioni è prevedibile. Come produrre il vento che rinfresca, districa e rimuove? Intanto, fermarsi e ascoltare i pensieri, per avere la conferma di quanto spesso si alimenti eccessivamente una preoccupazione, consente di raggiungere la consapevolezza che può aiutare a cercare il ventaglio psicologico. Il ventaglio di Psiche, consente di mimare la forza di Eolo, dio dei venti, per spingere le vele dei pensieri tra le onde del mare della vita o per risucchiare le preoccupazioni nei vortici dell’aria e disperderle tra i flutti. Il vento, quindi, si può produrre con l’energia della vita, oltre le stagioni e le loro temperature, modulandone l’intensità in base al bisogno di refrigerio della mente.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta

